gennaio 2022

Il Santa Maria della Scala: l’arte di trasformare il dolore in meraviglia

Nel Trecento una strada che attraversa Siena da nord a sud si popola di pellegrini in viaggio verso Roma e verso la Terra Santa: la Via Francigena diventa l’autostrada del medioevo, dove fedeli, ma anche commercianti e viandanti di ogni genere transitano alla volta delle grandi mete della cristianità.

 

E come in una favola, in prossimità di questa strada, di fronte alla grande scalinata del Duomo ancora in costruzione, nasce e si sviluppa lo “Spedale”, uno xenodochio, cioè un luogo che originariamente offriva ricovero e ospitalità ai pellegrini e che nel tempo arrivò ad accogliere anche malati, orfani e indigenti.

 

Essendo l’incarnazione dello spirito caritatevole e di natura assistenziale, il Santa Maria della Scala è un complesso edilizio stratificato, cioè costruito e ampliato nel corso dei secoli grazie alle donazioni dei suoi benefattori, motivo per cui i suoi ambienti si trovano su più di sette livelli dell’acropoli e presentano stili architettonici diversi.

 

L’aspetto più sorprendente della storia del Santa Maria sta forse nel fatto che è rimasto l’ospedale a cui i senesi si rivolgevano fino agli anni ’90 del secolo scorso, prima di essere riconvertito a museo.

 

Da Piazza Duomo, l’accesso agli ambienti del Santa Maria della Scala inizia con quello che anticamente costituiva il pellegrinaio delle donne: uno spazio adibito, appunto all’accoglienza delle pellegrine del gentil sesso. Da qui si dipanano i vari percorsi alla scoperta delle sale, delle corti e degli ambienti monumentali del più grande complesso museale di Siena.

 

Su questo livello si trovano alcuni dei saloni e spazi più suggestivi, come la splendida Sagrestia Vecchia che custodisce le reliquie acquistate nei secoli dallo Spedale e la spettacolarità dell’Affresco della Madonna del Manto, ad opera di Lorenzo Di Pietro, detto il Vecchietta.

 

È impossibile non trattenere il respiro per qualche istante di fronte alla magnificenza della Chiesa della Santissima Annunziata, uno spazio monumentale in cui la fede ha ispirato l’arte per la creazione di uno spazio di preghiera all’interno dell’antica struttura sanitaria.

 

Luoghi intrisi di arte e storia, meno lontana di quanto si possa pensare, come la Cappella del Manto, una volta celeste racchiusa in tre navate ad archi ogivali che fino a trent’anni fa ospitava il reparto oculistico, ma che ancora oggi sa lenire gli affanni dello sguardo, avvolgendolo nei suoi blu e nei suoi astri.

 

Proprio di fronte alla Cappella del Manto, si sviluppa un lungo corridoio con ampie volte, adornate di colori sgargianti: è il pellegrinaio maschile o più semplicemente il Pellegrinaio, il luogo più evocativo del Santa Maria della Scala.

 

Originariamente questo era il luogo di prima accoglienza ove sostavano i visitatori che richiedevano assistenza alla struttura. Solo nel Quattrocento si arricchì dei magnifici affreschi che lo rendono così celebre, ad opera di artisti come Lorenzo Di Pietro, Domenico di Bartolo e Priamo della Quercia. Un po’ come oggi, all’epoca erano le immagini a raccontare le storie come quella del Santa Maria, con le sue vicende storiche e le sue funzioni ospedaliere.

 

Un occhio ben attento noterà un’altra traccia delle origini ospedaliere del Santa Maria: sul lato destro della volta del magnifico Pellegrinaio, dall’affresco traspare quella che sembra una brutta macchia: in realtà si tratta di una finestra aperta nel capolavoro, per permettere ai medici di esaminare la situazione dei pazienti in sala da lontano. Eh sì, perché fino alla metà del ‘900 questo corridoio ospitava una serie di letti messi l’uno accanto all’altro, ove venivano assisiti gli infermi, che pur nel dolore della malattia, ammiravano la bellezza delle opere pittoriche del Quattrocento senese.

 

Sebbene non molti ne siano al corrente, è qui al Santa Maria della Scala che sono conservati i marmi originali di Fonte Gaia, la raffinata fontana che si trova in Piazza del Campo. La maestria del loro scultore, Jacopo Della Quercia, seppe donargli un’anima celeste, ma non l’immortalità, o la capacità di resistere alle intemperie o al tocco dei curiosi, così, dopo vari spostamenti, giunsero qui per essere custoditi nel Fienile del Santa Maria, non prima di essere stati sostituiti alla Fonte dalle illustrissime copie dell’artista senese Tito Sarrocchi, che alla sua morte donò al Santa Maria una collezione di delicatissime sculture in gesso, in cui è impressa per sempre, oltre che il suo ricordo, un’intima espressione dell’affetto umano. 

 

Non da ultimo, il museo ospita nei suoi sotterranei una sezione dedicata al Racconto della Città di Siena: dalle Origini al Medioevo. In una serie di cunicoli scavati nel tufo, si celano frammenti di un passato remoto e le ricostruzioni dell’insediamento romano di Sena Iulia, da cui si origina lo stesso “Spedale” di cui è possibile visitare alcuni degli ambienti di servizio, come il lavatoio o l’ossario, e dove sono esposti alcuni strumenti e suppellettili.

 

Il Santa Maria della Scala è tutt’ora un fiorente polo di espressioni artistiche di vario genere, ragion per cui è nei suoi ambienti che si tengono esposizioni periodiche di artisti e collezioni in continuo divenire, spesso in concomitanza con eventi culturali legati alle opere stesse.

 

Una scoperta continua su Siena, le sue origini, i suoi artisti e i loro insegnamenti, che tramandano oggi più che mai un passato destinato a restare nei cuori dei senesi e di tutti i loro ospiti. 

 

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