Il tesoro nascosto del Duomo: il pavimento

Il Duomo di Siena è uno dei simboli della nostra città, l’imponente cattedrale in marmo bianco e nero dal fascino innegabile. Se verrete in vacanza a Siena, anche solo per un giorno, mettete in programma una visita al Duomo: non ve ne pentirete!  

Oltre alle architetture maestose, alle colonne marmoree e ai suggestivi percorsi sotto ai tetti - la Porta del cielo - uno dei tesori più preziosi ed inaspettati si troverà ai vostri piedi. Il pavimento del Duomo di Siena, infatti, è un capolavoro composito, elogiato già da Giorgio Vasari come “il più bello, grande e magnifico…che mai fusse stato fatto”. Un tale patrimonio artistico, tuttavia, va salvaguardato: perciò il pavimento viene mostrato al pubblico soltanto pochi mesi all’anno, protetto da un resistente tappeto di masonite nel restante periodo.

Le tecniche e gli artisti 

Il Pavimento del Duomo è una delle opere in marmo più belle al mondo per la complessa struttura, la tecnica e la sorprendente forza comunicativa delle sue 56 tarsie. Queste, risultato di un intenso programma di lavori sviluppato tra il Trecento e l’Ottocento, vennero ideate tutte da noti artisti senesi, eccetto il pittore umbro Bernardino di Betto, detto il Pinturicchio.

Le tecniche di realizzazione si affinarono in corso d’opera raggiungendo la perfezione oggi sotto i nostri occhi. Al bicolore della tecnica del graffito, si affiancò la più complessa arte del commesso marmoreo, che consiste nell’accostamento di più marmi colorati come in una tarsia lignea. I materiali utilizzati, come gli artisti, erano di provenienza in maggioranza locale quali il broccatello giallo, il verde di Crevole e il Rosso di Gerfalco. Il quadro d’insieme deriva da una perfetta combinazione tra marmi di pregio e mani sapienti: un vero spettacolo per gli occhi.

Le tarsie e i loro significati  

Il tema generale della monumentale opera non è comprensibile a un primo distratto sguardo, ma necessita di una capacità analitica. E di un pizzico di curiosità, che non guasta mai. Anche senza sforzi, riconoscerete alcune storie legate al Vecchio e al Nuovo Testamento. Tuttavia, il tema specifico, secondo gli studiosi, è quello della Salvezza, che ricorre come un filo rosso a legare tutte le tarsie. L’itinerario dell’anima inizierebbe sul sagrato, su cui personaggi simboli di ebrei, pagani e filistei restano all’esterno, esclusi dall’edificio e dalla possibilità di redenzione. All’interno del Duomo, davanti al portone centrale, osserverete Ermete Trismegisto, che, con un libro in mano, segnala l’inizio della conoscenza terrena. Nelle navate centrali, le Sibille evocano la venuta di Cristo, salvatore del mondo conosciuto.

Nel transetto viene rappresentata una nuova fase dell’umanità: la rievocazione, con storie bibliche legate al sacrificio, come la Strage degli Innocenti. Seguono poi le vicende di Elia, il profeta, e Mosè, il legislatore, seguiti dal popolo ebraico in cammino come il visitatore in pellegrinaggio all’interno della cattedrale. A concludere l’itinerario iconografico, le storie di Davide, che prefigurano simbolicamente il pacificatore del mondo, Gesù.

Il pavimento del Duomo viene mostrato al pubblico, quest’anno, dal 18 agosto al 26 ottobre. Non perdete l’occasione di ammirarlo in tutto il suo splendore, se soggiornate in Toscana a fine estate.  Per informazioni e orari, visitate il sito dell’Opera del Duomo di Siena https://operaduomo.siena.it/it/luoghi/pavimento/

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